DORTMUND
2003, LA MONDIALE DEI RECORD
di Giovanni Morsiani
Essere presenti come
giudici alla più grande esposizione canina mondiale di tutti i tempi
(praticamente 20 000 cani) costituisce senza dubbio non solo un onore ma
un vero punto d’arrivo nella carriera di qualsiasi giudice cinofilo. In
questo contesto straordinario ho avuto l’opportunità di giudicare le
due razze di cui sono specialista: il Cane di San Bernardo ed il Lagotto
Romagnolo.
L’impatto con
l’esposizione, per chi come me è abituato a giudicare molto
all’estero e spesso anche in Germania, non è stato “travolgente”
anche per l’inevitabile dispersività organizzativa. Colpiva
l’attenzione la grandiosità degli spazi tutti assolutamente occupati da
cani, persone, rings dei giudizi e stands. Il numero veramente incredibile
di questi ultimi
accentuava l’aspetto
consumistico e commerciale della manifestazione, mettendo un po’ in
ombra l’aspetto zootecnico legato al giudizio delle singole razze.
Tipicamente “tedeschi” gli orari (riunione dei giudici alle 7,30,
inizio giudizi alle 8.30). Ciò si spiega con l’altissimo numero di cani
iscritti ma anche con le abitudini tipicamente nordiche di iniziare presto
per finire presto.
Durante la riunione dei
giudici gli organizzatori ci hanno fornito alcune statistiche. Abbiamo così
appreso con soddisfazione che i cani italiani rappresentavano la terza
forza di tutta l’esposizione, dopo i tedeschi e gli olandesi. Non così
però i giudici italiani invitati i quali, in rapporto ai 168 del totale,
si contavano invece sulle dita di una sola mano. Le razze italiane erano
tutte rappresentate ma solo quelle giudicate da specialisti hanno ottenuto
un eccellente risultato numerico (piccolo levriero italiano e lagotto
romagnolo). Le altre, soprattutto quelle da guardia (mastino napoletano,
cane corso) sono state pesantemente condizionate anche dalla proibizione
di presentare in Germania soggetti a orecchie e coda tagliate.
Venerdì 30 maggio ho
giudicato ben 65 lagotti provenienti da 12 nazioni (compresa
l’Australia), segno inequivocabile del grande successo internazionale di
questa antica razza italiana. Il ring era abbastanza spazioso, le mie due
segretarie parlavano esclusivamente tedesco (ed erano alla loro prima
esperienza come assistenti di ring!), per questi motivi ho dettato tutti i
miei giudizi direttamente in lingua tedesca. Prima di iniziare i giudizi
ho inteso dedicare l’esposizione mondiale dei lagotti alla memoria di
Quintino Toschi, Francesco Ballotta, Antonio Morsiani e Lodovico Babini
che di questa razza sono stati primi fautori ed artefici. Alla fine di
ogni classe ho spiegato le mie scelte in italiano, tedesco e inglese.
Notevole era l’omogeneità complessiva dei soggetti e ciò
indipendentemente dal paese di provenienza. Bene impostate le teste con in
genere corretti rapporti cranio muso, ottimi crani, eccellenti occhi per
forma, colore dell’iride ed espressione. Quasi sempre buone le dentature
con mandibole forti e denti di grandi dimensioni. Ancora qualche riserva
sui tronchi che non sempre sono così raccolti come prescrive lo standard.
Molto buoni in genere il garrese e la linea superiore. Ho notato ancora
qualche groppa avvallata di troppo e una certa tendenza di alcuni soggetti
ad avere avambracci corti e dunque una distanza gomito-suolo inferiore al
50% dell’altezza al garrese. Questo difetto toglie funzionalità al cane
soprattutto se collegato a tronco tendenzialmente inserito nel rettangolo
e deve essere attentamente considerato in selezione. Quasi sempre buone
condizione e tessitura del mantello anche se va ribadito ancora una volta
che il lagotto deve presentare un mantello rustico e non toelettato come
quello di un bichon frisé o di un barbone. Eventuali “aiuti” da parte
del presentatore possono essere tollerati dal giudice se non vanno ad
alterare l’aspetto naturale che il pelo deve mostrare. Trattandosi di
esposizione di bellezza al massimo livello non possiamo però neanche
pretendere che il cane ci debba essere presentato sporco di fango e con il
pelo infeltrito per l’incuria del proprietario (alcuni espositori esteri
di lagotti credono erroneamente che il mantello rustico equivalga ad un
mantello non curato). Gli espositori italiani dovrebbero però rammentare
che in Germania è proibito toelettare il cane a bordo ring, così come
gli espositori tedeschi non devono dimenticarsi che una mondiale vede
sempre la presenza di cani provenienti da molti paesi, spesso con
abitudini e usanze diverse.
Ho riscontrato ottimi
movimenti con buona spinta del posteriore. Qualche riserva sul portamento
della coda che in alcuni cani da fermo si mostra a candela e in movimento
tende ad arrotolarsi sul dorso. Alcuni paesi, fra quelli rappresentati
alla mondiale dei lagotti, mostrano già un buon livello qualitativo
complessivo, tanto da poter competere tranquillamente con i migliori cani
italiani, mi riferisco in particolare alla Svezia ed alla Svizzera. le
altre nazioni che s’affacciano ora alla ribalta internazionale del
lagotto devono ancora migliorare molto ma sono già sulla buona strada.
L’importante è non montarsi la testa e valutare attentamente il tipo di
cane che si vuole selezionare in relazione allo standard morfologico della
razza ed al rispetto delle sue potenzialità genetiche.
A questo proposito non
dobbiamo mai dimenticare che le linee di sangue oggi presenti nei paesi in
cui il lagotto è allevato sono ancora tutte italiane o comunque debitrici
al paese d’origine.della razza. Allevare bene questa razza significa
dunque, indipendentemente dal paese di provenienza, saperla selezionare in
base allo standard morfologico italiano nel pieno rispetto delle sue
peculiarità morfo-funzionali. Un progressivo allontanamento del lagotto
romagnolo dalle sue originarie funzioni di cane da riporto in acqua e poi
di cane per la cerca del tartufo potrebbe determinare col tempo una
pericolosa involuzione e deviazione morfologica della razza. Come
presidente del Club Italiano Lagotto e dell’Unione Mondiale dei Clubs
del Lagotto, come giudice specialista e appassionato studioso della razza
mi adoprerò sempre affinché quest’antica razza italiana resti fedele
alle sue origini nazionali e non si frantumi in diverse interpretazioni,
più o meno ortodosse, come sta succedendo o è già successo da tempo per
altre razze italiane. Il lagotto romagnolo fa parte del patrimonio
zootecnico del nostro paese e per questo nessuno potrà mai arrogarsi il
diritto di appropriarsene.
Coi miei giudizi ho
cercato il più possibile di salvaguardare e far emergere il corretto tipo
morfologico in rapporto alla
funzionalità e rusticità dell’insieme. Il maschio e la femmina
vincitori del titolo mondiale giovani mi hanno particolarmente
impressionato per l’ottimo tipo della testa e il buon insieme generale
con eccellente movimento e buona qualità del pelo. Di grande impatto le
due classi libere con parecchi soggetti veramente eccellenti. Nei maschi
il primo in libera è un cane veramente armonico, perfettamente bilanciato
con ottimo tronco e tipica espressione di razza. In questa classe i primi
quattro soggetti potranno sicuramente conseguire il titolo di campione. Il
vincitore del titolo mondiale nei maschi proviene dalla classe campioni ed
è un soggetto assolutamente spettacolare per tipo, mantello e corretto
movimento. E’ mio parere che questo cane, per le sue qualità
complessive, possa fare del bene all’allevamento. Fra le femmine, tutte
di buon livello con qualche eccezione, ho individuato il mio BOB nella
cagna vincitrice della classe libera. Devo rilevare che era dai tempi
della Mondiale 2000 di Milano che il lagotto vincitore del BOB
non era, a mio parere, così vicino al modello ideale delineato
dallo standard. Una cagna di media taglia, con impeccabili rapporti
cranio-muso, eccellenti occhi ben posizionati e
di grande espressione, ottimo collo linea superiore e groppa, tronco
perfettamente nel quadrato ed eccellente portamento di coda sia da fermo
che in movimento. Mantello a riccio stretto omogeneo su tutto il corpo.
Movimento fluido sia di fronte che di fianco con la miglior spinta del
posteriore da me rilevata fra tutti i soggetti presentati.
Come tutti sanno, nei miei
giudizi non mi lascio mai condizionare ne da chi presenta il cane, ne dai
titoli conseguiti da quest’ultimo ne tantomeno dalla nazionalità: se
non mi attenessi a queste regole per me fondamentali verrebbe meno il
divertimento a giudicare ed il servizio che ogni giudice, specialista e
non, dovrebbe mettere in atto per la razza di cui si occupa, contribuendo
con la sua opera didattica a migliorarne il livello selettivo e la
corretta conoscenza.
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