Giudice: dr. Giovanni Morsiani
Dopo tanti anni in cui ho
avuto modo di giudicare e valutare i lagotti in occasione di raduni
sperimentali, di sessioni di studio e misurazioni biometriche sulla razza
o, in tempi molto lontani, quando si andava "per lagotti" nel
nostro appennino, finalmente, grazie all'E.N.C.I. che mi ha fatto
sostenere l'esame sulla razza dandomi così la possibilità di superarlo,
ho potuto giudicare per la prima volta ufficialmente i nostri cani.
Fin dal mattino, quando il
mio occhio di amatore, prima ancora che di esperto, ha cominciato a vagare
qua e la nei prati circostanti il grande ring dei giudizi, mi sono reso
conto che gli espositori avevano cercato di portarmi i loro cani migliori.
Saltava immediatamente agli occhi, e ne ho avuto conferma sul ring,
l'elevata qualità media dei soggetti, l'omogeneità complessiva e il
livello di fissazione del tipo. Devo riconoscere che in questi ultimi
anni, accanto ad un notevole incremento numerico dei soggetti iscritti al
libro delle origini (nel 2000 abbiamo superato le 900 unità) vi è stato
anche (e questo è il dato più interessante) un notevole salto in avanti
per quanto riguarda le qualità morfologiche e vorrei dire anche
funzionali della nostra razza.
I cani presentati a Villa
Orsi esibivano in generale teste molto tipiche con rapporti cranio-muso
praticamente corretti in quasi tutti i soggetti. In generale ottima
l'espressione e la forma dell'occhio con iridi ben scure in quesi tutti i
soggetti (ricordo che anni fa' il problema dell'occhio chiaro era ancora
molto presente nella nostra razza). Le teste, ben marcate anche nelle
femmine, presentavano in diversi soggetti i tanto ricercati tartufi ben
larghi e squadrati con musi ben sostenuti da substrato scheletrico forte.
Va rilevato che il nostro lagotto è un marcato mesocefalo con una certa
tendenza, soprattutto nei maschi, ad una moderata sub-brachicefalia (con
indice cefalico qualche volta superiore, nei migliori soggetti, al n°
52). Tali peculiarità indicano una testa che deve avere parti ossee forti
e salienti, pena la perdita di tipo. Non mi stancherò mai di criticare i
musi deboli, le canne nasali più lunghe del consentito, i tartufi piccoli
e gli occhi non rotondeggianti e con una posizione, rispetto al cranio,
non sub-frontale (come invece deve essere). I cani da me visti a Villa
Orsi rispondevano quasi tutti a questi caratteri essenziali del tipo nella
testa.
Nella classe campioni
maschi spiccava nettamente il soggetto primo classificato che avrebbe
conseguito il BOB. Questo maschio ha un tipo di testa molto vicino, a mio
giudizio, al modello ideale descritto dallo Standard. In particolare i
suoi rapporti cranio-muso, la larghezza e forma del cranio, la forma,
posizione, colore ed espressione dell'occhio rappresentano un punto di
arrivo del tipo che mi permetto di segnalare agli appassionati di questa
bella razza italiana.
Molto interessante anche la
libera maschi con un buon numero di soggetti eccellenti. Il vincitore
mostrava un notevole equilibrio testa-tronco-arti con ottimo movimento ed
eccellente qualità di pelo. Buone anche negli altri soggetti le
proporzioni e le groppe. Quest'ultima regione anatomica è sicuramente
migliorata negli ultimi anni e se ne vedono chiaramente gli effetti sul
piano della funzionalità. Le groppe troppo avvallate degli anni scorsi
sono oggi più rare e ciò rappresenta un dato assai significativo.
Qualche critica ancora
sulla lunghezza dei tronchi (in qualche caso piuttosto superiore
all'altezza al garrese) e sulla distanza gomito-suolo che in alcuni casi,
particolarmente femmine, tende ad essere inferiore al 50% dell'altezza al
garrese: il problema dei soggetti bassi sugli arti è sempre stato
presente nella nostra razza ed in particolare è legato ad alcune vecchie
linee di sangue. Gli allevatori conoscono comunque molto bene il problema
e sapranno correggerlo per il futuro. Quanto al tronco è fuori
discussione che il nostro lagotto sia un cane tendenzialmente quadrato,
anche se in soggetti ben proporzionati non possiamo essere troppo fiscali
se il tronco tende ad eccedere di uno o due centimetri rispetto
all'altezza al garrese.
Le femmine erano molto
omogenee, con teste ben tipiche e marcate. Il dimorfismo sessuale in
questa razza è giustamente visibile ma non troppo marcato: ciò fa si che
le femmine mantengano tipo e proporzioni dei maschi. Le quattro migliori
della classe libera avevano anche eccellenti doti di costruzione e
funzionalità evidenziate dai corretti movimenti sia di fronte che di
fianco. In tutti i soggetti ottima la qualità e tessitura del pelo con
riccio ben stretto e ben distribuito su tutte le parti del corpo.
Ho notato con piacere la
progressiva scomparsa di cani fortemente toelettati e l'assestamento di
un'acconciatura più legata alla livrea del cane da lavoro, ovviamente da
questo discorso sono esclusi i cani tosati che, finchè rimangono in
quelle condizioni, possono accedere solo alle prove.
Buone in generale le
presentazioni, molto corretti e sportivi gli espositori, nessuno escluso.
Sono stato felice di
giudicare cani non solo italiani ma anche provenienti da diversi paesi
europei fra i quali Svizzera, Francia e Svezia e di incontrare per
l'occasione amici lagottisti olandesi e americani.
Ho cercato di redigere dei
giudizi il più possibile rivelatori delle peculiarità cinognostiche dei
soggetti. Mi è sembrato questo il modo migliore, al di la delle
classifiche che possono sempre avere un margine di opinabilità, di
chiarire agli espositori quello che io intendo per Lagotto Romagnolo.
Un doveroso ringraziamento
alla direzione di Villa Orsi e del Centergross ed in poarticolare alla
signora Maria Gabriella Russo che, assieme ai suoi efficentissimi
collaboratori, si è prodigata con gentilezza e charme alla buona riuscita
del nostro raduno. Tutti siamo rimasti affascinati dal luogo e
dall'ospitalità riservataci.
Grazie a tutti.
Giovanni Morsiani