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NOTE SULLA STORIA DELLA RAZZA E SITUAZIONE ATTUALE

di Giovanni Morsiani

Il Lagotto Romagnolo è un cane specializzato nella ricerca del tartufo su qualsiasi tipo di terreno; si tratta dell’unica razza esistente al mondo specializzata nella ricerca del prezioso tubero.

Tipico cane da acqua, di mole medio-piccola, è un leggero mesomorfo con tronco che tende al quadrato; l’aspetto generale è rustico, forte e ben proporzionato, se ne intuisce la funzionalità nel lavoro. L’espressione è attenta, intelligente e vivace. Mentre lavora esibisce passione ed efficienza, sfruttando la innata attitudine alla cerca e l’eccellente olfatto. L’istinto venatorio è stato cancellato, così non viene distratto dal selvatico. Affettuoso e legatissimo al padrone, è anche un eccellente cane da compagnia, molto addestrabile.

Il Lagotto Romagnolo, dal carattere sobrio come i veri campagnoli, ha le tipiche sembianze di un cane che viene dal passato e l’espressione dolce ed attenta dei cani di razza italiana.

Osservandolo si ha una sensazione di cose antiche, arcaiche, giunte fino a noi per miracolosa sorte, sfidando il tempo, la storia e le vicende umane.

Fin da tempi remotissimi i popoli italici intrattenevano scambi commerciali assai fiorenti coi popoli dell’Oriente. Tali scambi presupponevano contatti continui a tutti i livelli che consentissero alle diverse popolazioni di venire a conoscenza di usi e costumi diversissimi e che solo in questo modo potevano essere diffusi. A ciò non si sottrassero di certo neanche i cani. Questo spiega i tanti ritrovamenti effettuati (particolarmente durante scavi archeologici nell’Italia nord-orientale) che si riferiscono a diverse etnie canine, ma con particolare riguardo ad un cane da acqua piccolo e dal pelo ispido e arricciato.

Nella necropoli etrusca di Spina (vicino a Ferrara) furono ritrovate raffigurazioni di caccia e pesca ove compare sistematicamente un tipo di cane in tutto simile al nostro Lagotto. Gli etruschi infatti, affacciatisi sull’Adriatico settentrionale tra il VI ed il V secolo a.C. , ebbero rapporti con molti popoli orientali e certamente questo contribuì a diffondere nella zona a nord dell’Adriatico i cani tipici di quelle popolazioni.

E’ vero che le tendenze espansionistiche di molti popoli orientali li portarono verso occidente, fino alla penisola iberica e alle isole britanniche, ma questo avvenne in epoca molto più tarda rispetto ai primi contatti con le popolazioni italiche.

Quando i cani da acqua, attraverso il Nordafrica, giunsero in Spagna, durante le guerre di conquista dei Mori, dando origine agli antenati dell’attuale Perro de Agua Español, erano già diffusi da secoli in tutta la penisola italiana, con particolare riguardo alle zone umide e paludose dell’Italia Settentrionale.

E’ dunque assai probabile che quel Canis acquaticus di cui parla Linneo e che definisce”da tempo diffuso” nel Bacino del Mediterraneo, sia il nostro lagotto. Il disegno che ne fa Linneo è impressionante per aderenza alla morfologia del cane riccio della Romagna.

Dopo la scomparsa della civiltà etrusca infatti i cani da acqua rimasero e si diffusero, in epoca romana prima e poi medioevale, particolarmente in quella fascia costiera che da Ravenna, attraverso le valli comacchiesi e venete, giunge fino al Friuli ed alla costa Istriana.

Andrea Mantegna 1450, Camera degli sposi, Palazzo Ducale Mantova, affresco
>Un lagotto nel 1400
Scuola del Guercino, Cento di Ferrara 1650, olio su tela
>Un Lagotto nel 1600
Pittore lombardo 1600, olio su tela pittore veneto,  1750 – 1770, Castel Thun, Trento, olio su tela, cm 96×119

Negli affreschi della Camera degli Sposi nel Palazzo Ducale dei Gonzaga di Mantova, realizzati da Andrea Mantegna attorno al 1456, nella scena che rappresenta “l’incontro”, ai piedi del marchese Ludovico III Gonzaga, è ritratto un cane in tutto simile ai lagotti di oggi.

Numerose citazioni all’interno di libri di folklore, usi e costumi e sulla caccia, a partire dal XVI secolo, ricordano l’utilizzo di un piccolo cane dal pelo ricciuto per il riporto della selvaggina dall’acqua.

Questi cani affiancavano nelle loro varie attività i vallaroli o “lagotti”, pittoreschi personaggi che prima delle grandi bonifiche di fine ‘800 furono la vera anima di quelle lagune ricchissime di selvaggina. I vallaroli, che avevano in concessione le ben note “tinelle” (o “botti”) per la caccia di valle, accompagnavano abitualmente i signori in quell’affascinante e difficile pratica venatoria.

Un’altra attività dei vallaroli era la cerca del tartufo, allora meno conosciuto di oggi e molto più abbondante: inseparabile compagno di costoro era il piccolo Lagotto, custode della barca e della casa, riportatore e recuperatore bravissimo soprattutto di folaghe allorquando centinaia di barchini, nei famosi “rastrelli”, circondavano branchi di migliaia di questi uccelli facendone delle vere e proprie stragi. Il Lagotto, spesso per ore ed ore, si tuffava anche nelle giornate più rigide a volte rompendo il velo di ghiaccio e nuotando sott’acqua, per poi riportare sulla “battana” i volatili abbattuti. Una attività resa possibile dalla compattezza del pelo del cane a riccio strettissimo e con abbondante sottopelo, un vero e proprio strato impermeabile ed idrorepellente che impediva all’acqua di venire a contatto con la pelle.

Il nome di Lagotto deriva quindi, sicuramente, dalla sua funzione primitiva di cane da acqua. Del resto nel dialetto romagnolo “Càn Lagòt” è sinonimo di “cane da acqua” o “cane da caccia in palude dal pelo riccio e ispido”.

La spiccata attitudine alla cerca, la grande addestrabilità e l’ottimo olfatto, fecero col tempo del Lagotto un efficace cane da tartufi.

A causa delle bonifiche che, nel corso di decenni, hanno costantemente ristretto l’immensa palude comacchiese e romagnola facendo scomparire quasi del tutto i vallaroli, anche il Lagotto perse progressivamente la sua funzione di cane acquatico, specializzandosi gradualmente come tartufaio. Il periodo di passaggio fra le due funzioni è databile tra il 1840 ed il 1890. Si può addirittura dire che nell’intervallo di tempo tra le due guerre mondiali la quasi totalità degli ausiliari canini dei tartufai romagnoli e delle zone limitrofe erano Lagotti.

In seguito la pressoché totale sostituzione dell’appoggio vivo della vite con i pali di cemento ed i progressivi disboscamenti hanno sempre più rarefatto il tartufo, specie in pianura. Il Lagotto si rivelò così adattissimo, soprattutto per quel suo pelo a riccio stretto molto fitto, alla cerca del tartufo nei boschi e nelle spinaie collinari, nel periodo autunno-inverno.

Già a partire dal 1920 il Lagotto era ben conosciuto nelle valli dell’Appennino Romagnolo, valle del Senio, del Lamone e particolarmente anche nella valle del Santerno.

Bisogna considerare che allora a nessuno interessava il Lagotto come razza canina pura: le razze già esistenti erano considerate più che sufficienti e gli incroci erano apprezzati spesso ancor di più per la loro robustezza, carattere e resistenza alle malattie. I tartufai hanno sempre operato in allevamento in modo totalmente empirico (al di fuori di ogni regola genetica) badando esclusivamente al risultato pratico immediato: ottenere il miglior soggetto da tartufi, Lagotto o non Lagotto che fosse.

In questo modo il Lagotto, giunto nelle vallate romagnole fissatissimo dai continui accoppiamenti in stretta consanguineità effettuati dai vallaroli delle paludi comacchiesi, cominciò ad essere inquinato da ripetute e ingiustificate intromissioni di sangue estraneo.

Dobbiamo comunque riconoscere ai tartufai d’allora il grande merito di non aver lasciato cadere nel dimenticatoio il nostro Lagotto, consentendogli di giungere fino a noi, come per miracolo, ancora quasi integro dal punto di vista fenotipico e genotipico.

Verso la metà degli anni ’70 un gruppo di valenti cinofili romagnoli, guidati dal gentiluomo imolese Quintino Toschi, presidente del locale gruppo cinofilo, con la sovrintendenza del prof: Francesco Ballotta, grande allevatore e giudice E.N.C.I. (il quale ricordava perfettamente i Lagotti della sua lontana giovinezza), ed il sostegno tecnico del dr. Antonio Morsiani, cinologo, giudice ed allevatore di fama mondiale, coadiuvati dal rag. Lodovico Babini, cinofilo romagnolo di antica esperienza, decisero che era venuto il momento di prendere in mano la razza per salvarla dalla pressoché totale degenerazione in cui rischiava di cadere causa l’incompetenza, l’ignoranza e l’incuria di chi la deteneva. Essi diedero impulso alla ricostruzione genetica del Lagotto, facendolo uscire in tempo dal tunnel senza ritorno dell’estinzione.

La riunificazione delle due storie parallele del Lagotto, quella delle sue originarie paludi e quella delle colline appenniniche, creò i presupposti per riportare in purezza la razza.

Con la fondazione del Club Italiano Lagotto, avvenuta a Imola nel 1988, che oggi annovera circa 300 soci in tutto il mondo, si sono creati i presupposti per il riconoscimento ufficiale della razza da parte dell’E.N.C.I. e dela F.C.I.

Il riconoscimento ufficiale da parte dell’E.N.C.I., con l’approvazione dello Standard morfologico redatto dal Dr. Antonio Morsiani (dopo anni di misurazioni biometriche su centinaia di soggetti), è avvenuto nel 1992. Nel 1995, grazie all’opera costante del Club e dei suoi organismi tecnici, si è pervenuti al riconoscimento internazionale provvisorio da parte della F.C.I.

Nel frattempo la razza si è segnalata per una costante e capillare diffusione a livello europeo e mondiale con un aumento omogeneo ed altamente significativo del numero di cuccioli iscritti ogni anno presso i vari Kennel Club F.C.I., il Kennel Club Inglese e L’American Kennel Club. Qualche esempio, in Italia si è passati dai 545 cuccioli iscritti nel ’94 ai quasi 900 del 2002, raddoppiando di fatto le nascite in appena 9 anni. In paesi come Svizzera, Finlandia, Svezia, Gran Bretagna si è passati in pochi anni a decuplicare e in qualche caso addirittura a centuplicare il numero di cuccioli registrati.

A testimoniare la diffusione internazionale della razza sono le iscrizioni di cuccioli in costante aumento in paesi come la Svizzera, l’Olanda, la Germania, la Francia, la Finlandia, la Svezia, la Gran Bretagna, gli USA, l’Australia.

Proprio al fine di tutelare e coordinare a livello internazionale la corretta selezione morfo-funzionale della razza nel 1997 è stata costituita l’U.M.LAG (Unione Mondiale dei Club Lagotto Romagnolo). A tale sodalizio internazionale, presieduto dal Dr. Giovanni Morsiani, aderiscono i Clubs Lagotto dei paesi sopra citati, mentre si mantengono costanti le proposte di affiliazione di nuovi club in tutto il mondo.

Nell’intento di preservare la razza dalle patologie ereditarie, fin dal 1992 il Club Italiano Lagotto ha iniziato il controllo ufficiale dalla displasia dell’anca in collaborazione con la Centrale di Lattura diretta dal Dr. Cesare Pareschi di Ferrara. Recentemente il C.I.L. ha recepito le direttive dell’E.N.C.I. in materia di controllo delle patologie genetiche ereditarie, affiancando alla già citata Centrale di Lettura anche quella della F.S.A. di Cremona diretta dal Dr. Aldo Vezzosi. La Commissione Tecnica e Sanitaria del Club da anni svolge attenti controlli e verifiche sul campo di alcune fra le più frequenti patologie su base ereditaria che possono affliggere i cani delle razze da acqua con pelo arricciato a crescita continua. Altri controlli riguardano le principali oculopatie ereditarie ed alcune patologie cardiache.

Da molti anni, con l’intento di mantenere inalterate le originali doti di lavoro del Lagotto Romagnolo, il Club Italiano Lagotto “Quintino Toschi” organizza prove attitudinali di cerca del tartufo su tutto il territorio italiano con eccellenti risultati sia numerici che di perfezionamento e studio delle qualità funzionali della razza. Ciò ha consentito di elaborare una Proposta di Standard di Lavoro della razza (corredata di un Regolamento per le Prove di Lavoro) che il Club ha fatto pervenire all’E.N.C.I. nel 1999. In questi anni abbiamo anche provveduto alla formazione di giudici di Club per le suddette prove di lavoro. Al Campionato Sociale di Lavoro annuale del C.I.L., che viene disputato a partire dal 1999 e che si sviluppa su una serie di prove in quelle regioni italiane con terreni vocati al tartufo, partecipano in buon numero cani che vengono presentati anche nelle esposizioni di bellezza sia di proprietà italiana che estera. Ciò è il segno dell’apprezzamento per la nostra iniziativa di voler conservare inalterate le caratteristiche di lavoro originali della razza. Le prove di lavoro consentono al Club di monitorare costantemente non solo i caratteri morfo-funzionali della razza, ma anche il carattere, da sempre uno dei punti di forza del Lagotto Romagnolo

Dal punto di vista morfologico il Lagotto Romagnolo si è consolidato ulteriormente in questi ultimi anni. Attente e frequenti verifiche biometriche da noi effettuate in appositi convegni, raduni e riunioni di Club hanno evidenziato l’ottima sintonia morfo-funzionale della razza allo Standard morfologico ufficiale redatto nel 1991 dal Dr. Antonio Morsiani. Già da tempo il Lagotto Romagnolo evidenzia un’eccellente omogeneità complessiva di razza, con una costante trasmissibilità delle caratteristiche di tipo nelle diverse linee di sangue.

Alcuni anni fa abbiamo proposto all’E.N.C.I. di integrare lo Standard morfologico con due precisazioni riguardanti la toelettatura del pelo ed il colore del mantello. Ciò si è reso necessario per fermare sul nascere pericolose deviazioni dal tipo rustico che la razza deve assolutamente conservare, dovute a toelettature esasperate e non funzionali in particolare da parte di handler professionisti italiani ed esteri. Per il resto lo Standard originale italiano è e resta, a tutt’oggi, il ritratto tipo ideale della nostra razza.


Standard originale

 Standard del Lagotto Romagnolo

Il testo che qui si presenta è quello originale elaborato dal dr. Antonio Morsiani dopo vent’anni di verifiche, controlli e misurazioni su centinaia di soggetti. Lo standard del Lagotto Romagnolo, approvato dall’E.N.C.I. nel luglio 1992 è l’unico valido in tutti i paesi della F.C.I. Le traduzioni letterali del testo in tedesco, francese, inglese e spagnolo sono state approvate dalla F.C.I. il 10 marzo 1995. Lo stesso giorno la razza è stata riconosciuta a livello internazionale.

Paese d’origine
Italia.

Utilizzo
Cane specializzato nella ricerca del tartufo su qualsiasi tipo dI terreno.

Classificazione F.C.I.
Gruppo 8° – cani da riporto, da cerca e da acqua.
Sezione 3° cani da acqua.
325/bis.

Brevi cenni storici
Antica razza da riporto in acqua presente fin dal XVI secolo nelle valli di Comacchio e nelle lagune ravennati e diffusasi poi, a partire dalla fine del XIX secolo, nelle pianure e nelle colline romagnole con la precisa funzione dì cane da tartufi.

Aspetto generale
Il Lagotto è un cane di mole medio-piccola, di aspetto rustico, fortemente costruito e molto ben proporzio­nato, con pelo fitto e ricciuto a tessitura lanosa.
La conformazione generale è quella di un leggero mesomorfo il cui tronco sta nel quadrato, armonico rispetto al formato (eterometria) e disarmonico ri­spetto ai profili (alloidismo).

Proporzioni importanti
La lunghezza della testa raggiunge i 4/10 dell’altezza al garrese. La lunghezza del muso è inferiore di 2/10 rispetto alla lunghezza del cranio (cioè il muso corrisponde al 44% circa della lunghezza totale della testa).
L’altezza del costato è alquanto inferiore al 50% dell’altezza al garrese e può sfiorare il 44% di tale altezza.

Comportamento e carattere
La funzione del Lagotto consiste nella ricerca del tartufo, lavoro che svolge con passione ed efficienza sfruttando la sua innata attitudine alla cerca e l’ottimo olfatto. Avendo cancellato l’istinto venatorio, nel suo lavoro non viene distratto dal selvatico e può considerarsi l’unico vero specialista per la ricerca del tartufo.
Sobrio, intelligente, affettuoso, attaccatissimo al padrone e facilmente addestrabile, il Lagotto è anche ottimo cane avvisatore e da compagnia.

Testa
Moderatamente massiccia e di forma trapezoidale vista dall’alto, ha gli assi longitudinali superiori del cranio e del muso fra loro lievemente divergenti.
La sua lunghezza raggiunge i 4/10 dell’altezza al garrese. L’indice cefalico va da 50 a 54. La pelle è aderente al tessuti sottostanti, liscia e tesa.

Regione del cranio
Il cranio è largo agli zigomi. La sua lunghezza corri­sponde al 56% della lunghezza totale della testa e la larghezza (diametro bizigomatico) è pari alla lunghezza.
Visto di fronte si presenta arcuato.
Di profilo forma un arco molto aperto che si attenua nella regione occipitale.
Seni frontali ben sviluppati nelle tre dimensioni, arcate sopracciliari marcate, depressione naso-frontale (stop) non troppo accentuata ma evidente, solco medio-frontale pronunciato, cresta occipitale corta e relativamente depressa, fosse sopra-orbitali (fonta­nelle) leggermente segnate.

Regione del muso
Tartufo
Voluminoso, con narici molto ampie, aperte e mobili. Scanalatura mediana assai pronunciata. In profilo è sulla stessa linea della canna nasale e sporge impercettibilmente sulla faccia anteriore delle labbra (81/87° circa rispetto alla canna nasale). Il colore va dal marrone chiaro al marrone scuro in rapporto alla tonalità del mantello.

Muso
La sua lunghezza è inferiore di 2/10 alla lunghezza del cranio (cioè il muso corrisponde al 44% circa della lunghezza totale della testa). La sua profondità o altezza raggiunge gli 8,5/10 della lunghezza della canna nasale (cioè il 40% della lunghezza totale della testa). La sua larghezza è inferiore di 3,5/10 rispetto alla lunghezza (è pari cioè al 29% della lunghezza totale della testa). Le sue facce laterali sono lievemente convergenti ma la faccia anteriore è piuttosto piatta. Il profilo superiore della canna nasale è rettilineo. Il profilo inferiore del muso è dato dalla mandibola.

Labbra
Le labbra superiori, poco sviluppate e piuttosto stirate, hanno la commessura labiale appena visibile. Viste di fronte formano, alla loro disgiunzione, un ampio semicerchio. I bordi labiali sono pigmentati nelle varie tonalità del marrone. Le labbra sono rioperte da peli lunghi piuttosto ispidi che formano mustacchi.

Mascelle
Ben sviluppate. Le branche della mandibola sono piuttosto rettilinee e il corpo mandibolare è forte e relativamente largo. I denti sono bianchi, completi per sviluppo e numero, con impianto degli incisivi a forbice o a tenaglia, tollerata la forbice rovesciata (antiversione degli incisivi inferiori).

Guance
Masseteri piatti.

Occhi
Grandi, rotondeggianti e leggermente affioranti. Il colore dell’iride va dall’ocra al nocciola scuro e al marrone a seconda del mantello. Posti in posizione sub-frontale hanno palpebre aderenti con margini pigmentati nelle diverse tonalità del marrone. Ciglia estremamente sviluppate. Espressione attenta, intelligente e vivace.

Orecchie
Moderatamente grandi in rapporto al volume della testa, con apici lievemente arrotondati. Di forma triangolare con base piuttosto larga, attaccate appe­na al di sopra dell’arcata zigomatica, portate penden­ti in riposo o lievemente rilevate in attenzione. Se stese, raggiungono la canna nasale ad 1/4 della sua lunghezza.
Il pelo sulle orecchie tende ad aprire il riccio pur mantenendosi sempre ben mosso. Non esiste porzio­ne d’orecchia con pelo corto. L’interno del padiglione auricolare è ricoperto di peli.

Collo
Lievemente arcuato superiormente. Assolutamente privo di giogaia. Appena più corto della testa (8,5/10 della lunghezza totale della testa), ha un perimetro che può raggiungere, nei maschi, il doppio della sua lunghezza.  forte, muscoloso, asciutto, a sezione ovale, con buon distacco dalla nuca.

Tronco
E’ fortemente costruito e raccolto (la sua lunghezza coincide con l’altezza al garrese).

Linea superiore
Rettilinea dal garrese verso la groppa.

Garrese
Supera il livello della groppa e pur non essendo trop­po stretto è tuttavia abbastanza elevato e prolungato all’indietro.

Dorso
Rettilineo, molto muscoloso. La sua lunghezza corri­sponde al 33% circa dell’altezza al garrese.

Lombo
Corto, solidissimo, lievemente convesso in profilo, ben raccordato con dorso e groppa. La sua lunghezza corrisponde ad 1/6 dell’altezza al garrese, mentre la larghezza eguaglia e talora supera leggermente la lunghezza.

Groppa
Lunga (circa il 32% dell’altezza al garrese), larga (in media il 24% dell’altezza al garrese), muscolosa, lievemente inclinata (l’inclinazione del coxale va da 25° a30°).

Secondo l’inclinazione del coxale la groppa è definita:

  • orizzontale      da 15° a 25°
  • inclinata      da 25° a 35°
  • obliqua o avvallata    oltre 35°

 

Costato
Ben sviluppato. Disceso al gomito, il suo perimetro supera di 1/5 l’altezza al garrese, il suo diametro trasverso, che è massimo a metà dell’altezza toracica, sfiora il 31% dell’altezza al garrese, la sua profondità raggiunge il 54% dell’altezza al garrese, la sua altezza tocca il 44% dell’altezza al garrese. Anteriormente presenta un lievissimo accenno di carenatura per poi allargarsi notevolmente all’indietro a partire dalla sesta costa.

Linea inferiore
Il profilo sterno-ventrale evidenzia una regione sternale lunga che, tendente alla linea retta in un primo breve tratto, prosegue poi in un semicerchio a corda molto larga rimontante dolcemente verso l’addome che non è troppo retratto.

Coda
Inserita a mezza altezza, affusolata alla punta, se stesa sfiora il garretto. E’ ricoperta di pelo lanoso e ispido. Portata a scimitarra in riposo, si rialza decisa­mente in attenzione. In lavoro o quando il cane è eccitato può essere portata anche notevolmente rialzata sulla linea del dorso, mai però incurvata ad anello.

Arti

 Arti anteriori
Esame generale
Appiombi regolari sia di profilo sia di fronte. L’altezza degli arti anteriori al gomito rasenta il 56% dell’altezza al garrese.

Spalla
Lunga (raggiunge il 30% dell’altezza al garrese), obliqua (52°/55°), muscolosa, forte, aderente al torace ma libera nei movimenti. L’angolo scapolo-omerale oscilla fra 110° e 115°.

 Braccio
Muscoloso, di ossatura asciutta, la sua lunghezza cor­risponde al 30% dell’altezza al garrese. La sua inclinazione sull’orizzonte varia da 58° a 60°.

 Avambraccio
Perfettamente verticale, a sezione ovale, con ossatura compatta. La sua lunghezza corrisponde al 36% dell’altezza al garrese.

Gomiti
Lunghi, prominenti, ben aderenti ma non serrati al costato, coperti di pelle asciutta, devono trovarsi come gli omeri su un piano rigorosamente parallelo a quello sagittale del tronco. La punta del gomito (epifisi olecranica) è situata sulla verticale abbassata dall’angolo caudale della scapola al suolo.

Carpo
Visto di fronte segue la linea verticale dell’avambraccio. E’ asciutto, spesso e mobile. L’osso pisiforme è ben sporgente.

Metacarpo
Di grossezza alquanto inferiore all’avambraccio, è asciutto, elastico, con minimo tessuto cellulare sottocutaneo. Visto di fronte la sua direzione dev’essere sul medesimo piano verticale passante per l’avambraccio, visto di profilo forma un angolo col suolo di 75°/80°.

 Piede
Piedi anteriori rotondeggianti, compatti e con dita arcuate e raccolte. Unghie forti e ricurve. Buona pigmentazione dei cuscinetti plantari e digitali. Membrana interdigitale molto sviluppata.

Arti posteriori
Giudizio d’insieme
Appiombi regolari, treno posteriore potente e ben rapportato alla mole del cane.

Coscia
Lunga (fino al 35% dell’altezza al garrese), con muscoli ben evidenziati e nettamente divisi, presenta una lieve convessità posteriore.
L’asse del femore, alquanto obliquo dall’alto in basso e dall’indietro in avanti, ha un’inclinazione di 80° sull’orizzontale, l’angolo coxo-femorale è quindi di circa 105/110°. Il piano verticale passante per la coscia, in relazione al piano mediano del corpo, è parallelo.

Gamba
Di poco più lunga della coscia (36% circa dell’altezza al garrese), con buona ossatura e muscolatura, ha la scanalatura gambale ben evidenziata. La sua inclina­zione sull’orizzontale va da 50° a 55° con un angolo femoro-rotuleo-tibiale di circa 130/135°. La sua direzione è parallela al piano mediano del corpo.

Garretto
Largo, spesso, asciutto, con salienze ossee ben evi­denziate, parallelo rispetto al piano mediano del corpo. L’angolo tibio-metatarsico è di circa 140°.

 Metatarso
Asciutto, cilindrico, sempre perpendicolare al suolo.

Piede
Piedi posteriori lievemente più ovaleggianti degli anteriori e con falangi un po’ meno arcuate.

Andatura
Passo ordinario. Trotto deciso e brioso. Tratti di galoppo.

Pelle
Ben aderente al corpo in ogni regione, sottile, con tessuto cellulare sottocutaneo scarso. Non deve formare rughe. Il pigmento delle mucose e delle sclerose va dal marrone chiaro al marrone scuro o molto scuro, altrettanto dicasi per i cuscinetti carpali, digitali e plantari.

Mantello
Pelo a tessitura lanosa, semi-ruvido in superficie, a riccio molto stretto, incurvato ad anello, con evidente sottopelo.
L’arricciatura dev’essere distribuita omogeneamente su tutto il corpo, tranne che sulla testa dove il riccio tende ad aprirsi. Mustacchi, barba e sopraccigli ben forniti. Anche le guance sono ricoperte di pelo folto.
Il pelo di copertura e soprattutto il sottopelo sono idrorepellenti.
Poiché il pelo, se non viene tagliato, tende ad infeltrirsi, è necessaria almeno una tosatura completa all’anno, oltre all’eliminazione periodica del pelo e del sottopelo infeltriti.

Colore
Bianco sporco unicolore, bianco a macchie marroni o arancio, roano marrone, marrone unicolore (nelle diverse tonalità), arancio unicolore. In alcuni soggetti è presente la maschera marrone o testa di moro.

Altezza al garrese
Maschi:                        da 43 a 48 cm (ideale 46 cm)
Femmine:                    da 41 a 46 cm (ideale 43 cm)

Tolleranza di 1 cm in più o in meno.

Peso
Maschi:                        da 13 a 16 kg
Femmine:                    da 11 a 14 kg

Difetti
Ogni deviazione dalle caratteristiche indicate nella descrizione di ciascuna regione costituisce difetto che nel giudizio dev’essere penalizzato in rapporto alla sua gravità e diffusione.

Difetti eliminatori
Convergenza degli assi cranio-facciali, canna nasale concava, prognatismo accentuato e deturpante, depigmentazione parziale, strabismo bilaterale, pelo non arricciato o tosato a zero, mantello nero o pezzato di nero, presenza di speroni, coda amputata, altezza al garrese superiore o inferiore ai limiti prescritti.

Difetti da squalifica
Enognatismo, monorchidismo, criptorchidismo, depigmentazione totale, occhio gazzuolo.

il Club Italiano Lagotto ha deciso di richiedere all’E.N.C.I. ed alla F.C.I. l’aggiornamento dello Standard di razza, per quanto riguarda il colore, come segue (le variazioni sono in corsivo e riguardano anche i mantelli unicolori con bianco, una modifica che il Club da tempo voleva fare):

“Bianco sporco unicolore, bianco a macchie marroni o arancio, roano marrone, marrone (nelle diverse tonalità) con o senza bianco, arancio con o senza bianco. In alcuni soggetti è presente la maschera marrone o testa di moro. Ammesse le focature nelle diverse tonalità.”

Proposta di integrazione alla descrizione del mantello del Lagotto Romagnolo nello Standard
Dopo il convegno del decennale del C.I.L. il Consiglio Direttivo del Club ha approvato ed inviato all’E.N.C.I. la seguente proposta di integrazione allo Standard morfologico:

“Il mantello toelettato dovrà avere uno spessore di circa quattro centimetri, così da seguire uniformemente le linee del cane. Potrà essere piu lungo sulla testa ma non dovrà nascondere gli occhi. E’ consentita la rasatura dell’area genitale ed anale.

Il pelo cotonato come nel Barbone e nel Bichon Frisé, rasato o comunque ipertoelettato – in qualsiasi forma – è motivo di esclusione dal giudizio.

Una toelettatura corretta e sobria contribuisce a mantenere e ad accentuare la naturale rusticità tipica della razza.”

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